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Elettrotecnica

 

Guida all’installazione dei gruppi elettrogeni

Il gruppo elettrogeno costituisce un sistema destinato a produrre energia elettrica, composto essenzialmente da un motore a combustione interna (alimentato normalmente a diesel ma anche a benzina, gas, ecc.) e da un generatore elettrico accoppiati attraverso un giunto.
I gruppi generatori possono essere ad installazione fissa, mobili o trasportabili.

Servono per l’alimentazione di impianti elettrici, o parti di impianto, permanenti o temporanei, e possono essere collegati o meno alla rete pubblica.

Tipi di gruppi elettrogeni

Sul mercato sono presenti diverse tipologie di gruppi elettrogeni che si distinguono in relazione alle seguenti caratteristiche:

al collegamento con la rete:

  • in alternativa, ad installazione fissa con opportuni sistemi di commutazione (di riserva);
  • in parallelo, funzionamento in parallelo con la rete;
  • in isola, completamente indipendente dalla rete pubblica;
  • in funzionamento misto, con funzionamento che può essere sia in parallelo che in isola;
alla mobilità:
  • trasportabili, di potenza non superiore a qualche kilovoltampere, di dimensioni contenute, possono essere spostati a mano;
  • carrellati, di elevata potenza e dimensioni, sono montati su mezzi mobili, solitamente un carrello, per facilitarne il trasporto;
  • fissi, sono collocati in posizione permanente e stabile
al motore endotermico associato:
  • motori a scoppio, piccoli gruppi (dai 2 ai 6 kW), solitamente trasportabili, alimentati a benzina;
  • diesel, per potenze che possono superare i 5000 kW, alimentati a gasolio;
  • turbine a gas, si tratta di vere e proprie centrali elettriche, da alcuni MW al centinaio di MW, con alternatori mossi da turbine a gas
In relazione al tipo di generatore:
  • alternatore sincrono;
  • alternatore asincrono;
  • dinamo.

Tipi di servizio

I gruppi elettrogeni possono essere utilizzati in particolari situazioni come sorgenti di alimentazione ordinaria, quando non è possibile allacciarsi alla rete pubblica (ad esempio unità mobili, cantieri, allestimenti temporanei per fiere e spettacoli, ecc..), oppure in condizioni di emergenza, quando non è tollerabile il venir meno della fornitura dell'energia elettrica dalla rete principale, per la produzione di energia ausiliaria, di riserva o di sicurezza.
Alimentazione per i servizi di sicurezza - Fornisce l'alimentazione di parti dell'impianto per le quali è fondamentale, per la sicurezza delle persone garantire la continuità di funzionamento. Per questo motivo i gruppi elettrogeni utilizzati per servizi di sicurezza devono possedere alcuni requisiti supplementari indicati dalle Norme CEI 64-8:
  • l'alimentazione deve essere fornita per una durata sufficiente al tipo di servizio (CEI 64-8/5 art. 561.1.1);
  • considerato che l'avviamento, anche se automatico, necessita di diversi secondi, il gruppo elettrogeno è adatto per servizi di sicurezza solo se è ammessa un'interruzione media (tra 0,5 e 15 sec) o lunga (superiore a 15 sec) dell'alimentazione (CEI 64-8/3 art. 352). Non potendo rispettare i tempi stabiliti, come ad esempio per l'illuminazione di sicurezza, occorre intervenire, prima dell'avvio del gruppo, con altri sistemi, ad esempio UPS, soccorritore, ecc..;
  • il gruppo elettrogeno deve essere installato a posa fissa e non deve essere influenzato da guasti all'alimentazione ordinaria (CEI 64-8/5 art. 562.1);
  • il gruppo elettrogeno deve alimentare i soli servizi di sicurezza. Più gruppi possono essere utilizzati sia come sicurezza sia come riserva purché sia garantita la potenza sufficiente per il corretto e prioritario funzionamento di tutti i servizi di sicurezza (CEI 64-8/5 art. 562.5). Questo può essere normalmente ottenuto mediante il distacco automatico dei carichi che non svolgono un sevizio di sicurezza.
Alimentazione di riserva - Un'alimentazione di riserva deve fornire l'alimentazione agli utilizzatori o parti dell'impianto per motivi diversi dalla sicurezza delle persone. I gruppi elettrogeni utilizzati come sorgente di riserva non devono quindi sottostare a particolari prescrizioni normative né per il tipo di intervento né per la continuità di servizio.

Disposizioni legislative e adempimenti burocratici

Generalità
Per la posa in opera e la messa in servizio di un gruppo elettrogeno è necessario adempiere ad alcune procedure burocratiche che permettono di ottenere le autorizzazioni per l'installazione e la messa in funzione.

Richiesta del Certificato di Prevenzione Incendi (CPI)

Occorre distinguere fra gruppi con potenza elettrica inferiore a 25 kW e gruppi con potenza maggiore (DM 10/2/82) per i quali è richiesto il CPI (DM 4/5/98), Certificato di Prevenzione Incendi, rilasciato dal Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco (VV.F.). Per i gruppi compresi fra 25 e 1200 kW ci si riferisce all'appendice A della circolare ministeriale n. 31 del 31/08/1978 e successive integrazioni. Oltre questi valori di potenza, anche se solitamente i si riferisce alle medesime prescrizioni, è bene sentire il parere del comando provinciale dei VV.F.
Sono esclusi dall'applicazione della circolare i gruppi elettrogeni dedicati esclusivamente agli impianti idrici antincendio anche se, rientrando in ogni caso nelle attività assoggettate al controllo dei VV.F., si deve applicare quanto prescritto dall'art. 3 del DPR 577/82, occorre quindi richiedere comunque il rilascio del CPI e di conseguenza applicare la succitata circolare. Per la richiesta del CPI è necessario trasmettere regolare domanda al comando provinciale dei VV.F. (o sportello unico comunale se presente) che, se non ci sono impedimenti, rilasciano prima il parere di conformità del progetto e successivamente il CPI. In presenza di altre attività che devono essere sottoposte al controllo dei VV.F. la documentazione riguardante i gruppi elettrogeni dovrà essere allegata alla documentazione di carattere generale inerente l'attività principale.
La documentazione di progetto necessaria è composta dai seguenti documenti:
  • domanda di parere di conformità antincendio (originale in bollo più una copia) - si utilizza la prima parte del modello PIN1 previsto dalla Circ. Min. P559/4101 del 22/03/04.
  • scheda informativa generale (due copie) - si utilizza la seconda parte del modello PIN1 sul quale devono essere riportate informazioni generali riguardanti l'attività principale ed eventuali attività secondarie soggette ai controlli di prevenzione incendi e descrizione del tipo di intervento operato, ad esempio se si tratta di nuova installazione, modifica, ampliamento, ecc..
  • relazione tecnica (due copie) - deve specificare i rischi di incendio e la descrizione delle misure di prevenzione e protezione adottate.
  • elaborati grafici (due copie) - consistono in: una planimetria generale con evidenziato lo stato di accessibilità e viabilità, gli impianti tecnologici esterni, la collocazione dei dispositivi di manovra degli impianti di protezione antincendio, del comando di emergenza previsto per il locale del gruppo elettrogeno e qualsiasi elemento utile ai fini antincendio; una pianta del locale gruppo elettrogeno sulla quale sia descritta la collocazione del gruppo e dei relativi componenti, la posizione delle uscite con il verso di apertura delle porte e attrezzature di estinzione incendio; eventuali particolari del locale gruppo elettrogeno (sezioni e prospetti) con indicazioni della posizione degli estintori.
  • attestazione di versamento - il versamento deve essere operato a favore della tesoreria dello stato.

Il parere di conformità antincendio viene formulato dai VV.F entro quarantacinque giorni dalla data di presentazione della domanda. A volte, quando il progetto si presenta particolarmente complesso, il pronunciamento sulla conformità può essere rinviato al novantesimo giorno, ma la proroga deve essere comunicata all'interessato entro quindici giorni dalla presentazione del progetto. Può accadere che la documentazione presentata sia ritenuta non regolare o incompleta o che semplicemente sia richiesta un'integrazione.
In questo caso, per una volta soltanto, il termine suddetto non è più valido e viene ricalcolato a partire dalla data di ricevimento dell'integrazione. Il parere può essere positivo, si può procedere con l'esecuzione dei lavori, oppure negativo, si devono apportare le modifiche richieste e si deve ripetere la procedura per il conseguimento del parere di conformità. Qualora non fosse possibile rispettare integralmente le prescrizioni della normativa vigente può essere presentata al comando provinciale una domanda di deroga. Alla domanda deve essere allegato il progetto, la descrizione dei motivi che non permettono il rispetto delle disposizioni normative e legislative e le alternative proposte.

Per la domanda di deroga, da presentare in triplice copia di cui una in bollo, occorre utilizzare il modello PIN2 al quale deve essere allegata la documentazione tecnica (in triplice copia) e l'attestazione del versamento alla tesoreria dello stato. Entro novanta giorni dalla presentazione della domanda di deroga sarà possibile ottenere il parere di conformità. Il comando provinciale esamina la domanda e la invia entro trenta giorni al comando regionale che a sua volta entro sessanta giorni formula un parere che viene comunicato contemporaneamente al comando provinciale e al diretto interessato. L'ottenimento del parere di conformità permette di dare il via ai lavori di installazione. Al termine dei lavori, prima della messa in servizio dell'impianto, occorre richiedere al comando provinciale dei VV.F. un sopralluogo e, in conclusione, conseguire il Certificato di Prevenzione Incendi. Per richiedere il sopralluogo è necessario presentare i seguenti documenti:
  • domanda di richiesta sopralluogo - si utilizza il modello PIN3 e si presentano due copie di cui una in bollo;
  • copia del parere di conformità - una copia del parere favorevole di conformità del progetto rilasciato dal comando provinciale dei VV.F.;
  • dichiarazioni di conformità alla normativa antincendio - servendosi dell'apposita modulistica fornita dai VV.F. , le dichiarazioni e le certificazioni riguardanti il rispetto delle normative antincendio nella realizzazione e installazione di impianti e attrezzature;
  • dichiarazione di conformità CE - la dichiarazione di conformità CE rilasciata dal costruttore del gruppo;
  • dichiarazione di conformità della valvola limitatrice di carico del serbatoio;
  • dichiarazione di conformità per gli impianti elettrici - dichiarazione di conformità ai sensi della legge 46/90 degli impianti elettrici del locale gruppo elettrogeno; dichiarazione di inizio attività in attesa del sopralluogo - utilizzare il modello PIN4, due copie di cui una in bollo;
  • ricevuta di versamento alla tesoreria dello stato.

Il CPI è valido per sei anni dopo di che occorre richiedere il rinnovo. La domanda prevede l'utilizzo del modello PIN5, in due copie di cui una in bollo, al quale si devono allegare i seguenti documenti:
  • il CPI che sta per scadere;
  • dichiarazione del responsabile, su modello PIN 6, che non sono state operate modifiche di alcun genere;
  • perizia giurata resa da professionista su modello PIN7, abilitato e regolarmente iscritto nella lista del Ministero dell'Interno in cui alla legge 818/84, sull'efficienza degli impianti destinati alla protezione attiva antincendio;
  • ricevuta di versamento alla tesoreria dello stato.
Se il Comando provinciale non ravvisa irregolarità di alcun genere, entro quindi giorni dalla data di presentazione della domanda il CPI viene rinnovato. Altrimenti, seguendo le indicazioni dello stesso Comando, non resta che ripetere la procedura ripresentando la documentazione opportunamente corretta. Parere di conformità e rilascio del CPI devono comunque essere richiesti ogniqualvolta si operino modifiche strutturali o impiantistiche che vadano a modificare i sistemi di protezione antincendio.

Interazione col distributore di energia elettrica
La messa in servizio di un gruppo elettrogeno deve essere comunicata anche alla società distributrice di energia elettrica della zona. Per i gruppi elettrogeni di emergenza è sufficiente inviare una comunicazione con indicazioni riguardanti l'avvenuta installazione dei dispositivi necessari ad evitare il parallelo del gruppo con la rete di distribuzione pubblica. Se il gruppo elettrogeno è previsto per funzionare in parallelo con la rete pubblica si devono applicare le regole tecniche stabilite dal distributore. Solitamente le società distributrici forniscono un regolamento per l'esercizio con tutte le indicazioni relative alle caratteristiche richieste, alla taratura delle protezioni e agli obblighi del cliente nei confronti del distributore e viceversa. A cura del cliente sarà, dopo aver eseguito le opportune verifiche, l'invio al distributore di una certificazione con i valori di taratura dei dispositivi di protezione, una attestazione del corretto funzionamento dell'impianto e la lista delle perone autorizzate ad effettuare le manovre sull'impianto.

Autorizzazione UTF a produrre energia elettrica

L'iter burocratico non è ancora concluso perché, in alcuni casi, è necessario richiedere all'Ufficio Tecnico della Finanza (UTF) una licenza d'esercizio che autorizza a produrre energia elettrica. L'autorizzazione è finalizzata al pagamento delle imposte sull'energia elettrica prodotta. L'imposta può essere calcolata forfetariamente oppure in relazione all'energia effettivamente prodotta che può essere misurata mediante un gruppo di misura le cui caratteristiche sono indicate dall'UTF. Per quanto concerne la denuncia all'UTF occorre distinguere fra gruppi elettrogeni in servizio di emergenza e in servizio ordinario (DLgs 504/95). Se si tratta di gruppo elettrogeno di emergenza la denuncia è richiesta per potenze superiori a 200 kW (ad esclusione di quelli alimentati con gas biologico) mentre non è richiesta per potenze inferiori. Se il gruppo elettrogeno funziona in servizio ordinario la denuncia all'UTF è necessaria per potenze superiori a 1 kW (30 kW nei territori montani) ad esclusione, qualunque sia la potenza, dei gruppi alimentati a metano biologico e di quelli, con potenza fino a 20 kW, alimentati da fonti rinnovabili ed assimilate.

Fonti di energia rinnovabili sono ad esempio l'energia solare, eolica, idroelettrica, ecc.. oppure scarti del legno, rifiuti solidi urbani, ecc.. (Legge 342/00 e DLgs 387/03). Dalla denuncia sono esclusi anche i gruppi elettrogeni in dotazione alle Forze Armate dello Stato e ai gruppi ad esse assimilati. Nulla è dovuto anche per l'energia elettrica prodotta ed impiegata per aeromobili, autoveicoli, navi e quella utilizzata come materia prima nei processi industriali elettrochimici, elettromettallurgici ed elettrosiderurgici (Legge 388/00). Se si cessa l'attività oppure si verificano variazioni della ragione sociale occorre farlo presente all'UTF entro un mese. In alcuni casi è possibile ottenere una riduzione delle accise sul combustibile, secondo un coefficiente stabilito dall'UTF, in relazione alla quantità di energia elettrica prodotta.

Autorizzazione ad emettere sostanze inquinanti
I prodotti della combustione scaricati dai gruppi elettrogeni vengono emessi in atmosfera inquinando l'aria e di questo deve essere avvertita la provincia (DPR 53/98, DPR 25/07/91 e DLgs 112/98). Se il gruppo elettrogeno è di emergenza, o se è in servizio ordinario ed è alimentato mediante metano bilologico, fonti rinnovabili ad emissione zero, gasolio e benzina di potenza termica fino a 1 MW, a metano o GPL di potenza termica fino a 3 MW è sufficiente una semplice comunicazione alla provincia. Per tutti gli altri casi di funzionamento in servizio ordinario si deve richiedere alla provincia l'autorizzazione all'installazione e all'emissione in atmosfera di sostanze inquinanti (attenzione perché le procedure da seguire possono essere diverse da regione a regione). La richiesta di autorizzazione deve essere presentata, se esiste, allo sportello unico comunale che si occuperà di inviare copia della domanda agli enti preposti che solitamente sono la Provincia, il Comune e l'Arpa. Qualora lo sportello unico non fosse presente la domanda dovrà essere inoltrata direttamente ad ognuno degli enti competenti di cui sopra. La pratica (in ogni caso per i modelli di domande e l'elenco dei documenti e bene rivolgersi alle singole province) da inviare è relativa alla richiesta di:
  • autorizzazione ad installare il gruppo elettrogeno e ad emettere sostanze inquinanti in atmosfera;
  • compatibilità ambientale dell'impianto relativamente al luogo di installazione (previo parere favorevole da parte del sindaco);
La domanda dovrà essere accompagnata da alcuni allegati composti da (DPR 203/88 e DPCM 21/07/89):
  • scheda riassuntiva con informazioni riguardanti ragione sociale, descrizione dell'attività, ecc..;
  • documenti tecnici inerenti l'installazione utili a valutare la richiesta (progetto, relazione tecnica, carburante utilizzato e caratteristiche delle emissioni in atmosfera, ecc..)
Una volta ottenuta l'autorizzazione ad emettere sostanze inquinanti in atmosfera , almeno quindici giorni prima della messa in funzione, si deve dare comunicazione alla Provincia e al Comune che entro 120 giorni possono intervenire in loco per eventuali accertamenti.

Obblighi derivanti da direttive europee
Il gruppo elettrogeno presenta pericoli di natura elettrica e come tale, quando la tensione nominale è compresa fra 50 V e 1000 V in c.a. o fra 75 V e 1500 V in C.C., deve sottostare alla direttiva bassa tensione (73/23/CEE). Il gruppo elettrogeno però è anche una macchina perché possiede organi in movimento e quindi è soggetto anche alle direttive europee sulla sicurezza delle macchine recepite in Italia dal DPR 459/96. Vista la complessità del problema ai fini della sicurezza, una Norma, la UNI EN 12601 si occupa proprio della sicurezza dei gruppi elettrogeni mossi da motori alternativi a combustione interna. Se necessario si dovrà applicare anche la direttiva sulla compatibilità elettromagnetica EMC 89/336/ CEE, recepita dal DLgs 615/96, e la direttiva 2000/14/CE, recepita dal DLgs 262/02, sull'inquinamento acustico per le macchine che funzionano all'aperto. Si ricorda per finire che ogni gruppo elettrogeno deve sempre riportare la marcatura CE ed essere accompagnato dalla dichiarazione di conformità CE alle su indicate direttive.