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Elettrotecnica

 

Guida agli impianti elettrici nei cantieri (prima parte)

L’insieme dei componenti elettrici, elettricamente dipendenti, installati all’interno dell’area delimitata dal recinto del cantiere, costituiscono secondo la guida CEI 64-17, l’impianto elettrico di cantiere. Il cantiere può essere un luogo all’aperto o al chiuso ove si svolgono lavori temporanei come la costruzione di nuovi edifici, la riparazione, la trasformazione, la demolizione e la ristrutturazione di edifici esistenti, la costruzione di opere pubbliche, strade, ferrovie ecc..

Ha in genere vita breve, appare con l’inizio dei lavori e scompare quando questi sono terminati con il recupero, per un successivo riutilizzo, di gran parte degli impianti e delle attrezzature. La provvisorietà tipica della struttura, che induce spesso a trascurare i problemi legati alla sicurezza, le condizioni ambientali gravose e la presenza di persone poco consapevoli del rischio elettrico rendono, come purtroppo confermano le statistiche (più di un terzo del totale degli incidenti elettrici mortali si verifica nei cantieri edili), particolarmente pericoloso questo ambiente di lavoro.

Fortunatamente la sensibilità ai problemi della sicurezza è andata costantemente aumentando negli ultimi anni portando al recepimento di alcune direttive europee che stabiliscono prescrizioni molto severe per la sicurezza generale nei cantieri compresa anche la parte elettrica. La funzionalità e la consistenza dell’impianto elettrico di cantiere sono funzione della durata e delle dimensioni del cantiere e pur non essendo richiesto dalla legge 46/90 nessun tipo di progetto, è sempre raccomandabile, almeno per i cantieri di dimensioni considerevoli, approntare una documentazione completa (schemi dei quadri, dimensionamento protezione e posa delle condutture, misure di protezione dai contatti diretti e indiretti e schema dell’impianto di terra) delle principali caratteristiche dell’impianto.

Non dimentichiamo che in caso di incidente elettrico il primo chiamato a rispondere è l'installatore che ha realizzato l'impianto e che ha rilasciato la dichiarazione di conformità come esige la Legge 46/90. Il progetto potrebbe essere invece essere richiesto dal datore di lavoro e dal responsabile della sicurezza nei cantieri assoggettati al D.lgs. 494/96 riguardante la sicurezza e l’igiene del lavoro. L’installatore risponde in prima persona ma la responsabilità pesa gravemente anche sulle spalle del datore di lavoro, del capocantiere, del responsabile della sicurezza e degli stessi lavoratori, come specificato nel D.Lgs 494/96 e dalle altre leggi di attuazione delle Direttive Comunitarie, per quanto concerne la sicurezza e la salute nei luoghi di lavoro.

In ogni caso il cantiere è un luogo di lavoro molto particolare e le caratteristiche dell’impianto elettrico devono tenere conto del maggiore rischio elettrico: occorrerà tenere presente le condizioni climatiche, variabili per tutta la durata del cantiere, il rischio di urti, la presenza di polveri ed acqua, la presenza più o meno elevata di persone, la presenza di eventuali ambienti a maggior rischio in caso d’incendio o con pericolo di esplosione.

Le responsabilità dell’impianto elettrico, in relazione alla funzione ricoperta nell’ambito del cantiere, in linea di massima possono essere così individuate:

  • installatore – per la scelta e l’installazione dei quadri che devono essere opportunamente coordinati con le altre apparecchiature a monte e a valle, le condutture compresi i dispositivi di sezionamento e protezione;
  • costruttore dei quadri – per il rispetto delle caratteristiche e delle prove richieste dalle Norme CEI EN 60439-1 e 60439-4;
  • montatori (es. imprese di noleggio e posa dei macchinari) e utilizzatori finali (capocantiere) – per i circuiti terminali di collegamento delle macchine ai rispettivi quadri;
  • datore di lavoro, capocantiere e responsabile della sicurezza – per le macchine fisse, e le apparecchiature portatili o trasportabili.

Protezione contro i contatti diretti e indiretti

La protezione contro i contatti diretti viene ottenuta tramite isolamento delle parti attive o mediante involucri e barriere. É bene evitare la protezione mediante ostacoli che può comunque essere utilizzata per breve tempo quando non sono praticabili altre misure. La protezione mediante distanziamento è applicabile alle linee aeree nude.

Essendo i cantieri allestiti generalmente all’aperto occorre tener presente che il DPR 164/56 vieta di eseguire lavori in vicinanza di linee aeree ad una distanza inferiore a 5 m (tenendo eventualmente presente anche la lunghezza del braccio delle gru - fig. 1) a meno che, avvertito il gestore dell’impianto, non si provveda ad un’adeguata protezione mediante ostacoli (fig. 2) per evitare contatti o pericolosi avvicinamenti ai conduttori delle linee.

  

L’impianto di cantiere è alimentato normalmente da un punto di fornitura provvisorio e trae origine dal punto di allacciamento della linea di alimentazione del quadro generale di cantiere che spesso coincide con i morsetti dell’interruttore limitatore o dell’organo di misura, quando l’energia è fornita direttamente in bassa tensione da un ente distributore, o con un gruppo elettrogeno o una sottostazione prefabbricata di trasformazione MT/BT negli altri casi.

L’alimentazione però può essere prelevata anche da un impianto esistente, con l’impianto di cantiere che in questo caso fa capo ai morsetti dell’interruttore immediatamente a monte della linea di cantiere oppure, come nel caso di piccoli cantieri, direttamente dalla presa a spina che alimenta il quadretto di cantiere.

Per garantire la protezione contro i contatti indiretti sono ammessi tutti i sistemi indicati dalla Norma CEI 64-8, interruzione automatica dell’alimentazione, componenti di classe II, separazione elettrica, ecc. considerando una tensione di contatto limite ridotta rispetto ad un luogo ordinario a 25 V in corrente alternata e a 60 V in corrente continua.

La protezione combinata contro i contatti diretti e indiretti può essere ottenuta mediante il sistema SELV a una tensione nominale non superiore a 50V in corrente alternata o 120V in corrente continua con l’alimentazione fornita da una sorgente di sicurezza con adeguate caratteristiche di separazione (motori generatori, trasformatori di sicurezza, batterie, ecc..).


Alimentazione da rete pubblica a bassa tensione (Sistema TT)

Quando l’alimentazione è fornita direttamente in bassa tensione dall’ente distributore il sistema è TT. Il tipo di sistema determina il modo di collegamento a terra che in questo caso prevede il collegamento di tutte le masse del cantiere ad un impianto di terra indipendente da quello della rete di alimentazione pubblica (fig. 3).

Il valore della resistenza di terra deve essere coordinato con i dispositivi di protezione verificando la seguente relazione:

RE
  25  
  (1.1)
Idn

dove RE è la somma delle resistenze del dispersore e dei conduttori di protezione delle masse, Idn è la corrente nominale differenziale del dispositivo di protezione e 25 V è la tensione limite di contatto.


Alimentazione da rete pubblica in alta tensione (Sistema TN-S)

Per i cantieri di grande dimensione può essere conveniente alimentare l’impianto elettrico in alta tensione mediante una propria cabina di trasformazione realizzando un sistema che, per il modo di collegamento a terra delle masse, prende il nome di TN-S (lo stesso sistema viene adottato anche se l’alimentazione avviene tramite gruppo elettrogeno). L’impianto di terra è unico e si ottiene collegando le masse dell’impianto del cantiere, attraverso un adeguato conduttore di protezione, all’impianto di terra della cabina di trasformazione.

Per la parte in alta tensione la relazione da verificare in questo caso è:

UE = RE x IF ≤ UTP (1.2)

dove RE è la resistenza di terra, UE è la tensione totale di terra, UTP è la tensione di contatto ammissibile ed IF è la corrente di guasto a terra lato alta tensione (dato fornito dall’ente distributore). La tensione totale di terra UE e le tensioni di contatto ammissibili UTP, noto il tempo di eliminazione del guasto tF (dato fornito dall’ente distributore) devono essere scelte fra quelle indicate in fig. 4.

Qualora non fosse possibile garantire il coordinamento dell’impianto di cantiere con le protezioni dell’ente distributore è possibile adottare altre soluzioni proposte dalle Norme CEI 11-1. Per quanto riguarda la parte dell’impianto a bassa tensione occorre verificare il coordinamento dei dispositivi di protezione così come indicato nella Norma CEI 64-8 art. 481.3.1 (fig. 5).

Nei sistemi TN un guasto sul lato bassa tensione è riconducibile ad un vero e proprio corto circuito poiché la corrente si richiude, attraverso i conduttori di fase e quelli di protezione, sul centro stella del trasformatore, senza interessare il dispersore. La protezione può essere attuata per mezzo di dispositivi a massima corrente a tempo inverso quando sia soddisfatta la seguente condizione:

Ia
  U0  
 (1.3)
  Zs  

dove U0 è la tensione nominale verso terra dell’impianto lato bassa tensione (normalmente 230 V), ZS è l’impedenza totale dell’anello di guasto che comprende il trasformatore il conduttore di fase e quello di protezione fra il punto di guasto e il trasformatore, Ia è la corrente che provoca l’intervento delle protezioni entro i tempi indicati per gli impianti in ambienti particolari (fig. 5); 0,2 s per i circuiti terminali e 5 s per i circuiti di distribuzione o circuiti terminali che alimentano apparecchi fissi quando si hanno tensioni verso terra di 230 V.

L’impedenza dell’anello di guasto può essere ottenuta con calcoli o più semplicemente con misure ma negli impianti di cantiere, dove per maggior sicurezza normalmente si impiegano dispositivi differenziali (in questo caso Ia coincide con la corrente nominale differenziale del dispositivo Idn), la misura dell’impedenza dell’anello di guasto in genere non risulta necessaria perché nella maggioranza dei casi con tali dispositivi la relazione 1.3 risulta ampiamente soddisfatta.

Alimentazione dei circuiti in luoghi conduttori ristretti

Tutti i luoghi di dimensioni limitate, racchiusi da superfici metalliche o comunque conduttrici nei quali una persona può entrare in contatto con tali superfici attraverso un’ ampia parte del suo corpo e dove è difficoltoso interrompere tale contatto (fig. 6), vengono denominati luoghi conduttori ristretti (tale definizione è applicabile agli ambienti estesi in cui l’operatore è a stretto contatto, con ampie parti del corpo, con superfici conduttrici, ad esempio lavori con cinture di sicurezza su strutture metalliche, i ponteggi e le incastellature metalliche, l'interno di serbatoi metallici, gli stretti passaggi tra un insieme di tubazioni metalliche, ecc..).

Gli utensili portatili, gli apparecchi di misura trasportabili o mobili impiegati in questi luoghi possono essere alimentati a bassissima tensione di sicurezza (SELV) ad una tensione non superiore a 50 V (le lampade portatili possono essere alimentate solo a bassissima tensione di sicurezza normalmente 24 V) o tramite separazione elettrica con un trasformatore di isolamento 230V/230V, rispondente alla Norma CEI 96-1 (in questo caso gli utensili, dovranno essere del tipo a doppio isolamento e il trasformatore di sicurezza dovrà essere privo della messa a terra sul secondario), con l’avvertenza di tenere le sorgenti di energia all’esterno del luogo conduttore ristretto. I quadri speciali possono essere muniti di più prese a spina purché alimentate da un singolo trasformatore o da un singolo avvolgimento di un trasformatore con più avvolgimenti secondari separati.

Protezione per separazione elettrica - Impiego di componenti di classe II

I circuiti dei piccolissimi cantieri possono essere collegati direttamente all’impianto esistente mediante presa a spina che alimenta un quadro portatile contenente un trasformatore di isolamento, ottenendo in tal modo una protezione contro i contatti indiretti mediante separazione elettrica. Allo stesso risultato si può giungere anche utilizzando un piccolo gruppo elettrogeno con adeguate caratteristiche di separazione che alimenta un solo utilizzatore alla volta (fig. 7).

Un’altra soluzione possibile per i piccolissimi cantieri consiste nell’impiego di utensili portatili di classe II (fig. 8) purché siano idonei per l’uso in luoghi soggetti a spruzzi d’acqua (IPX4).

Scelta e installazione dei componenti l’impianto

La scelta delle condutture di cantiere viene effettuata, come per tutti gli impianti tradizionali, a partire dalla modalità di posa, tenendo presenti le caratteristiche ambientali tipiche dei cantieri. Il tipo di posa scelto non deve essere di intralcio alle persone o ai mezzi di trasporto (anche per evitare danneggiamenti ai cavi stessi), i cavi devono essere opportunamente protetti meccanicamente contro i danneggiamenti e devono essere facilmente individuabili e rimovibili quando il cantiere sarà smantellato. La scelta della modalità di posa è condizionata da diversi fattori tra i quali il costo e la facilità di recupero o di spostamento nel corso dei lavori di cantiere.

Tra le modalità proposte dalla normativa vigente (fig. 9) quella più utilizzata proprio per la sua economicità e versatilità nell’impiego in cantiere, è quella aerea senza fune portante (fig. 10).

 

Pose più significative Numero CEI 64-8 Raffigurazione Temp. ambiente (C°)
Cavi entro tubi a vista senza guaina multipolari o unipolari con guaina 3
3A
30
Cavi con guaina o armatura posati a parete 11 30
Cavi multipolari con guaina su passerelle non perforate
Cavi unipolari con guaina su passerelle non perforate
12 30
Cavi multipolari con guaina su passerelle perforate
Cavi unipolari con guaina su passerelle perforate
13
13
30
Cavi multipolari con guaina sospesi a funi
Cavi unipolari con guaina sospesi a funi
17
17
30
Cavi multipolari con guaina sospesi su pali dotati di selle e fissati con fascette 17 30
Cavi Unipolari con o senza guaina posati in canale
Cavi Multipolari con o senza guaina posati in canale
34
34A
30
Cavi con guaina posati in tubi protettivi (cavidotti) o cunicoli interrati 61 20
Cavi provvisti di armatura metallica interrati senza protezione meccanica addizionale 62 20
Cavi con guaina interrati con protezione meccanica 63 20
Cavi multipolari immersi in acqua 81 20
Fig. 9 – Modalità di posa più comuni riportate dalla guida 64-17

Onde evitare il rischio di tagli sulla guaina è vietato sostenere i cavi a mezzo legature in filo di ferro. Devono invece essere sostenuti mediante selle, in legno o di altro materiale, prive di spigoli o di altri elementi taglienti e aventi un raggio di curvatura adeguato ad evitare lo schiacciamento del cavo sulla sella a causa del proprio peso. Il raggio della sella può essere calcolato con la formula di fig. 10. Alcuni esempi di posa delle condutture in un cantiere sono riportate in fig. 11.

 

I cavi ammessi sono quelli dichiarati idonei dal costruttore per la posa all’esterno in ambienti bagnati (H07VV-F, N1VV-K, FG7OK, H07RN-F,ecc. Tab. 1).

Tabella 1 - Tipologie di posa più usate nei cantieri
  Posa fissa Posa mobile
Tubi protettivi e canali
Passerelle e funi
Interrato
Tubi protettivi
Con protezione meccanica
Modalità di posa 3,34 11,12,13,17,34 61 63
Tipo Tensioni
H07V-K 450/750V SI NO NO NO NO
H07BQ-F 450/750V SI SI NO NO SI
H07RN-F 450/750V SI SI NO NO SI
FG7OR 0,6/1 kV SI SI SI SI NO
N1VV-K 0,6/1 kV SI SI SI SI NO

Di seguito sono indicate, per il tipo di posa su pali e interrato, le portate massime (A) in regime permanente di alcuni cavi isolati in EPR.

Tabella 2 - Portata massima in regime permanente per alcuni cavi multipolari isolati in EPR (A)
Tipo di posa N° cond. attivi
Sezione del cavo
4 6 10 16 25 35 50 70
Aria libera sospeso 2 49 63 86 115 149 185 225 289
3 42 54 75 100 127 158 192 246
Interrato 2 44 56 73 95 121 146 174 213
3 37 46 61 79 101 122 144 178


Gradi di protezione dei componenti

Per tutti i componenti dell’impianto (ad eccezione dei quadri ASC per i quali è richiesto un grado di protezione minimo IP43) non è specificato alcun grado di protezione particolare che deve essere scelto in funzione delle caratteristiche ambientali.

Quadri ASC per cantiere

Tutti i quadri per la distribuzione dell’elettricità nei cantieri di costruzione e demolizione devono essere conformi alle prescrizioni della Norma Europea EN 60439-4 - “Apparecchiature assiemate di protezione e di manovra per bassa tensione (quadri BT) Parte 4: Prescrizioni particolari per apparecchiature assiemate per cantiere (ASC)”.
Quando l’alimentazione è derivata da un impianto fisso esistente o anche quando l’impianto di cantiere è costituito solamente da parti mobili, non può mancare quindi almeno un quadro generale di cantiere (fig. 12).

Le pesanti condizioni di esercizio a cui sono sottoposti i quadri elettrici impiegati nei cantieri determinano le caratteristiche che devono possedere questi componenti:

  • buona versatilità di utilizzo nel cantiere e per il riutilizzo in cantieri successivi;
  • facile reperibilità di eventuali parti da sostituire;
  • facilità di installazione e di immagazzinamento;
  • buona resistenza alle sollecitazioni cui possono essere sottoposti in cantiere;
  • garanzia di sicurezza dell’impianto nelle condizioni di utilizzo previste.

I quadri di cantiere devono essere sottoposti a complicate prove di tipo in genere non effettuabili dai normali quadristi o elettricisti. É per questo motivo che abitualmente i quadri ASC (Assiemati di Serie per Cantieri) vengono acquistati già montati, collaudati e certificati dal costruttore. La guida CEI 64-17 in base a caratteristiche strutturali e di utilizzo individua vari livelli dei quadri di cantiere:

  • ASC di distribuzione principale;
  • ASC di distribuzione;
  • ASC di trasformazione;
  • ASC di distribuzione finale;
  • ASC di prese a spina.

Per motivi di sicurezza, qualunque sia il numero di quadri in cascata, si deve cercare di ottenere il massimo livello di selettività possibile delle protezioni. Ogni quadro ASC, indipendentemente dalla funzione svolta, dovrà avere:

In entrata

  • un dispositivo di sezionamento con la possibilità di bloccarlo in posizione di aperto;
  • un dispositivo di protezione contro le sovracorrenti, non strettamente necessario se la protezione è assicurata da un dispositivo a monte;

In uscita

  • uno o più circuiti singolarmente protetti contro le sovracorrenti e i contatti indiretti
  • un dispositivo di protezione contro le sovracorrenti, non strettamente necessario se la protezione è assicurata da un dispositivo a monte;

Oltre a questo il quadro dovrà rispondere alle seguenti prescrizioni normative:

  • essere adatto all’installazione anche in luoghi difficilmente accessibili conservando la posizione verticale;
  • essere dotato di mezzi idonei al sollevamento e al trasporto;
  • possedere morsetti di collegamento adatti a ripetuti allacciamenti;
  • possedere un grado di protezione minimo IP44 ad eccezione del pannello frontale interno che potrà avere un grado di protezione minimo IP21 quando è protetto da un portello che garantisca comunque un grado di protezione minimo verso l’esterno IP44;
  • avere i cavi in uscita dal quadro ad una distanza dal suolo sufficiente a garantire un corretto raggio di curvatura.

Il quadro di cantiere riveste un’importanza fondamentale per quanto concerne la sicurezza ed è esplicitamente richiesto dalla Norma CEI 64-8. Dal punto di vista della distribuzione, in relazione alla dimensione dell’impianto e al tipo di alimentazione impiegata si possono evidenziare le seguenti situazioni.

Piccolissimi cantieri - dove si effettuano semplici manutenzioni o modeste ristrutturazioni la potenza necessaria al funzionamento del cantiere è dell'ordine di qualche kW e l’alimentazione delle varie apparecchiature può essere ottenuta direttamente dalle prese esistenti utilizzabili anche per il comando e il sezionamento. L’impiego di un piccolo quadro di prese a spina da cantiere con trasformatore di isolamento oppure protetto da interruttore magnetotermico differenziale con Idn non superiore a 30mA è in ogni caso raccomandabile. Potrebbe infatti non essere verificato il coordinamento delle protezioni con il valore della resistenza dell’impianto di terra perché come è noto la tensione di contatto limite negli ambienti ordinari è di 50V mentre nei cantieri è ridotta a 25V.

Per piccoli e medi cantieri – La potenza installata solitamente non è superiore ai 30 kW. Si utilizzano macchine di tipo fisso o trasportabile, come piccole gru o betoniere e utensilii portatili di vario genere. La distribuzione principale è ottenuta per mezzo di un singolo quadro di distribuzione principale, collegato al punto di fornitura dell’energia elettrica in bassa tensione, dotato di prese e morsettiere per il collegamento delle macchine fisse. L’impianto può essere completato con quadri di prese a spina secondari allacciati al quadro di distribuzione principale per l’alimentazione di elettroutensili portatili.

Grandi cantieri - La potenza impegnata supera generalmente i 30 kW. Devono essere installati più quadri di distribuzione, alimentati da un quadro di distribuzione principale, per alimentare gli utilizzatori trifase di grande potenza tipici di questo tipo di cantieri (gru, betoniere, ecc..). L’alimentazione può avvenire direttamente in bassa tensione ma, per i cantieri molto grandi, può essere necessaria un’alimentazione in MT.

Cantieri alimentati tramite gruppi elettrogeni - l’alimentazione mediante gruppi elettrogeni può rendersi necessaria in caso di cantieri impiantati in zone non servite dal distributore pubblico. In questo caso si rende indispensabile l’utilizzo di almeno un quadro di distribuzione principale allacciato mediante collegamento fisso al gruppo elettrogeno. Se il gruppo elettrogeno alimenta un impianto esteso si ricorre in genere ad un sistema di tipo TN-S collegando a terra il centro stella del gruppo. Fanno eccezione i piccoli gruppi elettrogeni che alimentano un solo apparecchio utilizzatore monofase (si può fare a meno del quadro di cantiere) per i quali può essere adottato il sistema di protezione per separazione elettrica. In questo caso se l’utilizzatore è di classe I deve essere approntato un conduttore equipotenziale che colleghi la massa del gruppo elettrogeno e la massa dell’utilizzatore.


Prese a spina, avvolgicavi e cavi prolungatori

Le particolari condizioni di lavoro impongono per le prese a spina impiegate nei cantieri alcuni requisiti specifici:

  • un grado di protezione minimo IP44 per un uso normale che deve essere garantito sia con la spina inserita sia con la spina disinserita. Se le prese a spina sono utilizzate per collegamenti volanti o in zone del cantiere dove si fa uso di getti d’acqua il grado di protezione minimo non deve essere inferiore a IP67. É comunque consigliabile, a causa dei continui spostamenti e trasformazioni che subisce il cantiere, utilizzare sempre il grado di protezione più elevato;
  • un sufficiente grado di protezione agli urti;
  • devono essere di tipo industriale conformi alle norme EN 60309 (CEI-23-12);
  • devono essere all’interno di quadri di distribuzione o sulle pareti esterne degli stessi;
  • devono essere protette a monte, fino ad un massimo di 6 prese, con un interruttore differenziale avente una Idn non superiore a 30 mA le prese a spina con correnti nominali fino a 32A;
  • devono essere protette contro le sovracorrenti, singolarmente o in gruppo, tramite interruttore fusibile (fig. 17 - Le prese possono essere protette contro le sovracorrenti singolarmente tramite fusibile avente corrente nominale non superiore alla corrente nominale della presa protetta, contro i contatti indiretti, fino ad un massimo di 6 prese, mediante interruttore differenziale con Idn non superiore a 30 mA) o magnetotermico (fig. 18 - Le prese possono essere protette contro le sovracorrenti, singolarmente o in gruppo tramite interruttore avente corrente nominale non superiore alla corrente nominale delle prese protette, contro i contatti indiretti, fino ad un massimo di 6 prese, mediante interruttore differenziale con Idn non superiore a 30 mA) avente corrente nominale non superiore alla corrente nominale della presa;

 

In alcuni casi per attività di breve durata e cantieri di modeste dimensioni è ammesso, purché le condizioni ambientali lo permettano, l’uso di prese a spina per uso domestico e similare (CEI 23-50).

Nel montaggio delle prese a spina devono essere posta particolare cura soprattutto nel collegamento del conduttore giallo-verde di terra al quale occorre fornire una certa abbondanza rispetto a quelli di fase e di neutro. Si adotta questo accorgimento perché si vuole evitare che in caso di sforzi in trazione troppo elevati sul cavo il conduttore giallo-verde si possa interrompere prima di quello di fase (fig. 19).

Gli avvolgicavo (fig. 20) devono essere di tipo industriale conformi alla norma CEI EN 61316 con le seguenti caratteristiche minime:

  • devono essere protetti mediante protettore termico di corrente incorporato in modo da impedire il surriscaldamento sia a cavo avvolto sia a cavo svolto;
  • il cavo deve essere di tipo H07RN-F (o equivalente) con sezione non inferiore a 2,5 mm2 se l’avvolgicavo è da 16 A, 6 mm2 se è da 32A e 16 mm2 se è da 63A.
  • devono indicare il nome o il marchio del costruttore, la tensione nominale, e la massima potenza prelevabile sia a cavo svolto sia avvolto.

Oltre agli avvolgicavo possono esse utilizzati anche cavi prolungatori (prolunghe) che dovranno esse dotati di prese a spina di tipo per uso industriale (CEI 23-12) con grado di protezione minimo IP67. Il cavo dovrà avere le seguenti caratteristiche minime:

  • essere di tipo H07RN-F (o equivalente) con sezione non inferiore a 2,5 mm2 per prolunghe con prese da 16A, 6 mm2 per prolunghe con prese da 32A e 16 mm2 per prolunghe con prese da 63A.

Illuminazione del cantiere

Il cantiere è attivo abitualmente durante il periodo diurno perciò non esistono particolari esigenze di illuminazione se non per cantieri con cicli di lavorazione superiori a quelli normali o ubicati in gallerie o in locali normalmente bui. In questi particolari casi, oltre il problema dell’illuminazione per le normali lavorazioni, sorge la necessità anche di un impianto per l’illuminazione di sicurezza.

Nella realizzazione dell’impianto si terrà allora conto delle specifiche esigenze dettate dal progetto sulla sicurezza. Gli impianti di illuminazione possono essere fondamentalmente di tre tipi: fissi, trasportabili e portatili.

Gli impianti fissi devono avere le stesse caratteristiche dell’impianto di cantiere con l’avvertenza di installare i vari componenti in posizioni comode e protetti contro gli urti accidentali. Il grado di protezione dovrà essere almeno IP44 e si dovrà verificare che il posizionamento degli apparecchi di illuminazione non sia causa di abbagliamento.

Gli impianti di illuminazione trasportabili sono in genere costituiti da proiettori con lampade alogene installati su adatti sostegni. Funzionano in posizione fissa ma possono essere trasportati dopo aver tolto l’alimentazione. Le lampade, essendo a portata di mano, devono essere protette mediante vetri.

Il tipo di lavorazioni con spruzzi d’acqua tipico di questi ambienti di lavoro consiglia un grado di protezione minimo IP44 e, ove possibile, l’impiego di apparecchi di classe II.

I cavi di alimentazione devono essere adatti alla posa mobile (H07RN-F o equivalenti).

Le lampade portatili possono essere impugnate e spostate frequentemente. Devono essere conformi alla norma CEI EN 60598-2-8, e possedere almeno le seguenti caratteristiche:

  • impugnatura in materiale isolante;
  • parti in tensione o che possono andare in tensione completamente protette;
  • protezione meccanica della lampada.

Se queste lampade sono impiegate in luoghi conduttori ristretti devono essere alimentate tramite circuiti a bassissima tensione di sicurezza SELV. Il grado di protezione minimo consigliato è IP44.