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Elettrotecnica

 

Quando il fumo offusca le lampade

 

La ISO 30061 “Emergency lighting” è stata preparata come norma Cie S 020/E dalla Commissione internazionale per l’illuminazione (Cie), che è stata riconosciuta dal Consiglio Iso come ente di normalizzazione internazionale.
La norma è stata pubblicata alla fine del 2007 come documento comune Iso/Cie.

Questa nuova ed ennesima norma sull’illuminazione di emergenza si va ad aggiungere a tante altre già operanti ed emesse da altri organismi normativi.
In particolare l’Uni ha emesso nel 2000 la norma Uni En 1838 che è il punto di riferimento principale in materia.
Sempre l’Uni, recentemente, ha pubblicato la norma 11222 sulle verifiche periodiche da effettuarsi sull’impianto di illuminazione di emergenza.

Anche il Cei, con le norme En 50172 ed En 62034, sempre sulle verifiche, ha normato la materia.
Mancava solo l’Iso in questo ventaglio di Enti, ed eccolo pronto con un documento che però, a dire la verità, ricalca pressoché pari pari i contenuti della Uni En 1838, con poche differenziazioni, la più evidente delle quali riguarda le prescrizioni installative nelle situazioni in cui l’illuminazione di emergenza si trovi a dover svolgere la sua funzione in locali saturi di fumo.

Sappiamo che lo scopo principale dell’illuminazione di emergenza è quello di fornire condizioni visive atte ad attenuare il panico e a facilitare l’evacuazione sicura degli occupanti degli edifici durante un guasto e la conseguente mancanza della normale alimentazione e quindi dell’illuminazione ordinaria.
Questo deve avvenire sia in condizioni di buona visibilità sia quando i locali degli edifici siano, a causa di un incendio, colmi di fumo.
In particolare, la norma Iso 30061 dedica alle condizioni problematiche e particolari di edifici e locali saturi di fumo, un intero capitolo, mentre la Uni En 1838 non tratta l’argomento.

Il progetto dell’illuminazione di emergenza dovrebbe essere basato sulle ipotesi delle condizioni peggiori (ad esempio minimo di potenza luminosa, con massimo dei limiti di abbagliamento) in cui si possono trovare gli apparecchi di illuminazione durante la vita operativa.
Inoltre, ci si dovrebbe basare solo sulla luce diretta proveniente dagli apparecchi di illuminazione, ignorando i contributi forniti dalla luce riflessa dalle superfici (pareti e soffitto).
Tuttavia, la Iso 30061 afferma che nei sistemi ad illuminazione indiretta, in cui l’apparecchio di illuminazione funziona in combinazione con una superficie riflettente, la prima riflessione dovrebbe/potrebbe essere considerata come luce diretta dal sistema (e quindi conteggiata nel computo dei lux di sicurezza), mentre dovrebbero essere ignorate le successive riflessioni.

Questa “apertura” nei confronti dei contributi della luce riflessa contrasta con quanto affermato nella Uni En 1838 in cui si dice che nel calcolo dei livelli dell’illuminazione di sicurezza non devono entrare i contributi dati dagli effetti di riflessione della luce.
Personalmente, se non vengono riscontrate particolari controindicazioni, ci si può dire d’accordo per la interpretazione Iso, la quale permetterebbe in alcuni casi di utilizzare per la funzione di emergenza (sotto ups) gli stessi corpi illuminanti ad emissione diffusa utilizzati per l’illuminazione normale.

La norma Iso 30061 si rivolge essenzialmente ai sistemi di illuminazione di emergenza installati in locali pubblici e luoghi di lavoro.

Le tipologie di illuminazione che si utilizzano in mancanza dell’illuminazione ordinaria e che sono elencate dalla Iso 30061, sono le stesse della Uni En 1838 (figura 1).

Anche le varie prescrizioni sono le stesse, a parte alcune lievi differenze quando si parla di autonomia e di tempi di intervento dei tre tipi di illuminazione di sicurezza. La tabella 1 riassume queste lievi difformità.

Tabella 1 - Lievi differenze fra Iso 30061 e Uni En 1838 su autonomia e tempi di intervento
Tipo di illuminazione
Uni En 1838
Iso 3006 1
Caratteristica
Caratteristica
Autonomia
Tempo di intervento
Autonomia
Tempo di intervento
Illuminazione di sicurezza per l'esodo
Minimo 1 ora
50% dell'illuminamento entro 5 s e illuminamento completo entro 60 s
Minimo 1 ora. Se il compito visivo o un rischio particolare per le persone consigliano un'autonomia maggiore, scegliere 3 ore
50% dell'illuminamento entro 20 s e illuminamento completo entro 60 s.Se il compito visivo o un rischio particolare per le persone consigliano un tempo di intervento inferiore, scegliere 5 s per avere il 50% dell'illuminamento  
Illuminazione anti panico
Minimo 1 ora
50% dell'illuminamento entro 5 s e illuminamento completo entro 60 s  
Minimo 1 ora
50% dell'illuminamento entro 20 s e illuminamento completo entro 60 s.Se il compito visivo o un rischio particolare per le persone consigliano un tempo di intervento inferiore, scegliere 5 s per avere il 50% dell'illuminamento 
Illuminazione di aree ad alto rischio
L'autonomia minima non viene indicata, se non nel tempo per il quale esiste il rischio
I tempi di intervento devono essere al massimo di 0,5 s, meglio ancora se si utilizzano apparecchi di tipo permanente (sempre accesi)
Minimo 1 ora
I tempi di intervento devono essere al massimo di 0,5 s, meglio ancora se si utilizzano apparecchi di tipo permanente (sempre accesi)

Durante un incendio, generalmente il fumo si accumula a soffitto dove può oscurare la segnaletica di sicurezza installata vicina ad esso.

Pertanto, quando la presenza di fumo nei locali deve essere presa in (seria) considerazione, si devono applicare le raccomandazioni di tabella 2 per consentire comunque l’efficacia dell’impianto di emergenza.

Tabella 2 - Raccomandazioni per l’impianto di illuminazione di sicurezza in locali che, in caso di incendio, sarebbero saturi di fumo
Problema
Prescrizione
Oscuramento delle segnalazioni a soffitto  Dovrebbero essere aggiunti dei componenti del sistema di guida delle uscite di sicurezza (ossia segnali, indicazioni visive, etc.) vicino al pavimento 
Scarsa nitidezza dei segnali di sicurezza Allo scopo di rendere più leggibili i segnali di sicurezza la norma Uni En 1838 impone che la parte verde del segnale debba possedere una luminanza almeno pari a 2 cd/m2. La norma Iso 30061 aumenta questa luminanza a 10 cd/mq nei casi in cui si prevede che ci possa essere presenza di fumo nei locali, durante il funzionamento dell’emergenza 
Oscuramento degli apparecchi a soffitto Gli apparecchi di illuminazione dovrebbero essere montati ad almeno 0,5 m al di sotto del soffitto, per evitare l’oscuramento a causa del fumo. Il colore dovrebbe essere scelto in modo da eliminare gli eccessi di luminanza 
Uso di insegne luminose esterne Non dovrebbero essere usate le insegne luminose esterne 

Figura 2 - Schema del quadro elettrico dell’impianto


Il locale è un deposito di mangimi per animali.
Ai fini della sicurezza, in mancanza di dati precisi sulla quantità e tipologia del materiale stoccato, i locali sono stati considerati ambienti a maggior rischio in caso di incendio per presenza di notevole quantità di materiale combustibile.

All’interno dell’edificio sono presenti poche unità di personale.
La protezione contro i contatti diretti è stata realizzata utilizzando cavi aventi isolamento rimovibile solo mediante distruzione.
Le parti attive dei componenti elettrici sono state racchiuse in involucri aventi grado di protezione minimo IP40.
La protezione contro i contatti indiretti è stata realizzata mediante l’impiego di componentistica in classe II.

L’illuminazione di sicurezza è stata realizzata con plafoniere con lampade fluorescenti autonome da 24 W e 18 W autoalimentate e con autonomia non inferiore ad 1h.
La posizione ed il numero degli apparecchi illuminanti sono stati determinati in modo tale da garantire i livelli di illuminamento previsti dalla norma Uni-En 1838.
In particolare gli impianti di illuminazione di sicurezza sono stati progettati in modo tale da ottenere un livello minimo di 1 lux lungo la linea mediana delle vie di fuga e di 0,5 lux in una fascia centrale della via di esodo (considerata di larghezza 1,20 m).

In ottemperanza a quanto previsto dalle norme Cei per gli ambienti a maggior rischio in caso di incendio le condutture sono state eseguite con cavi multipolari con conduttori di protezione senza particolari requisiti di posa (condutture di tipo C1 posate in vista) e sono state protette con interruttore differenziale con corrente nominale non superiore a 300 mA (30 mA nel caso specifico).
Il conduttore di protezione è stato ovviamente collegato alla barra di terra generale del quadro, ma non ai corpi illuminanti per i quali, essendo in classe II, è vietato il collegamento a terra.
Gli impianti elettrici esistenti dovranno essere opportunamente verificati da personale competente ed eventualmente sottoposti a manutenzione straordinaria al fine di adeguarli alla nuova realtà produttiva.

Il datore di lavoro dovrà inoltre ottemperare a quanto prescritto dal Dpr 462/01 relativamente alla denuncia ed alle verifiche dei sistemi di protezione contro i contatti indiretti.
Gli impianti dovranno, inoltre, essere mantenuti costantemente in ottime condizioni di sicurezza ed eventuali guasti, di qualsiasi tipo, prontamente ripristinati da personale competente al fine di preservare nel tempo le condizioni di sicurezza.

Ogni 6 mesi, o secondo le indicazioni del costruttore, si dovrà verificare lo stato e l’autonomia degli apparecchi di emergenza. Mensilmente si dovrà provvedere alla verifica degli interruttori differenziali mediante tasto di prova ed annualmente se ne consiglia la misura strumentale delle caratteristiche di intervento.
Eventuali variazioni e modifiche all’impianto dovranno essere immediatamente riportate sugli elaborati grafici.

La segnaletica di sicurezza non serve per illuminare, ma ha l’unico scopo di indicare alle persone le vie di esodo e le uscite di sicurezza.

Se per motivi progettuali ci si affida a segnaletica provvista di illuminazione (retroilluminata), questa va semmai ad integrare, ma mai a sostituire l’illuminazione di sicurezza vera e propria.
Il Dlgs 81/08, ha ricopiato (abrogandolo) il Dlgs 493/96 relativo alle prescrizioni sulla segnaletica di sicurezza.

Il titolo V del nuovo Testo Unico della Sicurezza sul Lavoro prevede infatti che i cartelli per la segnaletica di sicurezza devono avere forma quadrata o rettangolare e con un pittogramma bianco su fondo verde (il verde deve coprire almeno il 50 % della superficie del cartello).
Come risulta dalla figura (tratta dall’allegato XXV del Dlgs 81/08) i segnali normalizzati aventi la funzione di indicare le uscite di sicurezza, evitano di utilizzare scritte tipo “exit” o “uscita di sicurezza”.
Non che sia espressamente vietato, ma si preferisce utilizzare segnali grafici che siano quindi immediatamente comprensibili a chiunque, indipendentemente dalla lingua o cultura di provenienza.

- La norma Iso 30061 prevede la possibilità di sfruttare anche la luce riflessa come luce utile alle funzioni di emergenza. È compito del progettista valutare se l’ambiente è idoneo a questo tipo di soluzione

- Se si prevede una notevole quantità di fumo negli ambienti, durante una situazione di emergenza, è auspicabile installare delle segnalazioni di sicurezza aggiuntive vicine al pavimento

- Sempre in caso di fumo eccessivo, gli apparecchi di illuminazione dovrebbero essere montati ad almeno 0,5 m al di sotto del livello del soffitto, per evitarne l’oscuramento